venerdì 1 giugno 2007

Antigone



Le guerre in Afghanistan ed in Iraq, emblema del nuovo volto dell'Occidente a seguito dell'11 settembre, hanno posto sul tappeto il problema della necessità o meno del salvataggio di giornalisti, operatori umanitari, medici e più in generale civili, da parte delle rispettive autorità nazionali, in caso di loro rapimento. Le diverse posizioni al riguardo rispecchiano non soltanto i differenti orientamenti politici, ma anche le diverse radici culturali su cui s'innestano i vari Paesi in guerra e permettono un parallelismo letterario che evidenzia la storica rilevanza degli opposti poli.

Nella tragedia di Sofocle "Antigone", l'omonimo personaggio incarna i valori eterni ed immutabili della "pietas", le ragioni individuali, morali e religiose in contrapposizione al senso dello Stato, al bene comune, alla legge formale rappresentate dal re di Tebe Creonte; il suo rifiuto di rispettare l'editto regale che le vieta la sepoltura del fratello Polinice è infatti racchiuso in questo ossimoro. Secoli dopo sarà Cristo stesso a riformare col comandamento dell'amore il decalogo di Mosè e dar pienezza all'umanesimo greco-romano. La società è funzionale all'individuo, come le regole lo son per l'uomo, e non viceversa.

Venendo ai nostri giorni, e concentrando l'attenzione sul nostro Paese, non possiamo non dirci favorevoli ad una soluzione che tuteli la vita e l' incolumità dei nostri concittadini, per quanto apparentemente cedevole e perdente, e dobbiamo rifiutare qualsiasi ideologica e formale esaltazione del bene comune. Trattare con i terroristi è non solo giusto e conforme alla "pietas", ma anche utile, perchè l'esperienza storica dimostra come perdere una battaglia non significa compromettere gli esiti della guerra. Tanto più in una terra dove le ascendenze greco-romane si son fecondamente fuse con la rivalutazione della persona operata dal cristianesimo, per culminare nella Firenze rinascimentale con l'affermazione della libertà e della dignità individuali. I casi Sgrena e Mastrogiacomo, pur nella diversità della rappresentanza politica interna, dimostrano come i nostri governi non abbiamo che recepito quanto naturalmente promana dalla nostra tradizione.