"Il piacere dei giovani è la disubbidienza, il guaio è che oggi non ci sono più ordini."mercoledì 12 settembre 2007
Loreto controcorrente
"Il piacere dei giovani è la disubbidienza, il guaio è che oggi non ci sono più ordini."martedì 4 settembre 2007
Errori prospettici
Il mondo ha svoltato a destra: forse è sempre stato dove è nato, ma sicuramente ha accelerato la sua corsa conservatrice a partir dal crollo dell'orso sovietico nel "lontano" 1991. Al contrario il braccio di ferro tra le due superpotenze (Usa vs Urss), durato più di quattro decenni, aveva creato, in particolare in Europa, un sistema misto sotto molteplici aspetti: in politica si fondevano socialismo e capitalismo, senza sconfinare nella rispettive degenerazioni del comunismo e del liberismo. In economia all'impresa privata si affiancava quella pubblica; in ambito religioso la laicità fungeva da spartiacque tra il fondamentalismo religioso ed il laicismo. Il Continente accoglieva i benefici di ciascun sistema rifiutandone gli eccessi. "In medio stat virtus".
Il crollo dell'impero sovietico ha dato il via ad una finta gara in cui i corridori son tanti ma in realtà il potenziale vincitore è unico per manifesta superiorità: gli Usa hanno esteso infatti il loro dominio non più solo su America ed Europa occidentale, parte dell' Africa e dell'Asia, ma sul mondo intero, con le uniche sempre più isolate eccezioni di Cuba, Corea del Nord, Iran e forse Cina. Globalizzazione, "pax americana" ed impero son sinonimi usati differentemente soltanto in relazione alla prospettiva. Ma parallelamente all'estensione "esterna", gli Stati uniti hanno conosciuto una profonda metamofosi "interna": da liberisti son diventati iperliberisti, estendendo il modello in tutto il globo senza più alcuna resistenza. Ora iperliberismo vuol dire progresso tecnologico e regresso umano, ricchezza ma anche disuguaglianza, ma soprattutto conservatorismo politico-economico unito ad ansia rivoluzionaria in campo morale, in particolare in ambito sessuale. In una parola destra, magari non nazionalista o fascista, forse pure democratica, ( i dubbi sorgono visti il ruolo della plutocrazia e dell'oligarchia nelle moderne società occidentali), a prescindere dal bipartitismo anglosassone in cui le due facce, democratica e repubblicana, appartengono alla stessa medaglia. Anzi più che destra, estrema destra.
Ora fatte queste premesse, come si può nel dibattito politico italiano, parlar di "sinistra radicale", di centro-sinistra e di centro-destra? Come può in ambito religioso parlarsi di laicismo? Rimanendo alla politica, se si prendono a riferimento i giusti modelli teorici, tutto il nostro sistema partitico appartiene alla destra (An ed Udc, Udeur, Margherita e vertici Ds, quindi Pd) se non all'estrema destra (Fi, Lega), con qualche sparuta minoranza, sempre più isolata negli ambiti nazionale d internazionale, al centro ( Rifondazione, Verdi Sdi e Sd) ed al centro-sinistra (Pdci). Esiste allora un unico Partito, come il Socing di orwelliana memoria. I mass-media ed i partiti di destra ci dicono che la sinistra è "radicale" soltanto per abbattere le ultime vestigia dello Stato sociale e per demonizzare come estremistico il moderato, ridotto ad innocua minoranza, che cerca di non conformarsi del tutto e che se estremizza, sbagliando, viene represso e posto in pubblica gogna (vd. brigatismo o terrorismo islamico o laicismo anticlericale). E dato che "tanto più fitto è il grano tanto meglio lo si taglia" la stessa strumentalizzazione colpisce l'islam o gli "stati canaglia" o la critica sociale interna. Gli estremismi allora crescono, la propaganda li giustifica e li sospinge, e noi stiamo a guardare.
lunedì 3 settembre 2007
Progresso/Regresso
"Il futurismo si fonda sul completo rinnovamento della sensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche. Coloro che oggi fanno uso del telefono, del telegrafo e del grammofono, del treno, della bicicletta, della motocicletta, dell'automobile, del transatlantico del dirigibile, dell'aeroplano, del cinematografo, del grande quotidiano, non pensano che queste diverse forme di comunicazione, di trasporto e d'informazione esercitano sulla loro psiche una decisiva influenza".(Filippo Marinetti)
sabato 1 settembre 2007
"Rassicurazioni" Generali
"Accipe nunc Danaum insidias, et crimine ab uno disce omnes".Or ascoltate le malizie de' Greci; e da quest'uno conosceteli tutti.
Con generalizzazione viene indicato sia il processo cognitivo che la conoscenza risultante da questo processo.
La generalizzazione è il processo attraverso il quale viene associato ad una varietà di elementi/esperienze il medesimo significato. Con generalizzazione viene indicato anche ciascun significato ottenuto attraverso questo processo.
La generalizzazione ha la funzione di attenuatore di varietà degli elementi/esperienze allo scopo di semplificarne la gestione.(Definizione di "generalizzazione" dall'enciclopedia online Wikipedia)
Ma ora in Cristo Gesù voi che un tempo eravate lontani siete diventati vicini mediante la morte violenta di Cristo. Egli infatti è la pace. Lui che ha fatto le due parti le ha ridotte ad unità. Ha sbriciolato questa parete che sta in mezzo e che separa. Cioè l'inimicizia l'ha distrutta mediante la sua carne.
(Lettera agli Efesini, Cap.2 vv.-13-15)
Buone notizie: la globalizzazione sta riportando sempre più in auge uno sport che si pensava e sperava ormai caduto in disgrazia: la generalizzazione. L'evoluta materia grigia collettiva, testa d'ariete del progresso tecnologico (giustamente quanto di più benefico per la felicità con la F maiuscola), sembra oggi presa dalla compulsione alla semplificazione (eufemismo che andrebbe sostituito col legittimo titolare in campo: banalizzazione). Varietà, pluralità, sfumature più che come sinonimo di ricchezza eterogenea, vengon viste con irrefrenabile e malcelata diffidenza. Associazioni mentali altamente qualificanti come Islam=terrorismo, sinistra=comunismo, pace=ignavia, immigrazione=delinquenza, Occidente=progresso, Italia=delinquenza (vd. reazioni tedesche ed europee il plurice omicidio a Duisburg) , ebraismo=usura, si diffondono sempre più rapidamente nell'opinione pubblica senza incontrar resistenza. Ignoranza e paura, rispettivamente ed intercambilmente madre e figlia della stupidità, consumano indisturbate il lauto banchetto delle relazioni umane.
Siamo sulla difensiva: a prescinder da una reale od effettiva minaccia esterna (islamica, cinese, laicista etc) adottiamo sempre più la generalizzazione perchè percepiamo un pericolo, ci attiviamo ed abbiamo bisogno di creare un fantasma dai contorni netti contro cui cominciare l'inseguimento. Se soltanto cominciassimo a concentrarci sul "noi" più che sul "voi", capiremmo che abbiamo paura del "diverso" perchè abbiamo paura di noi stessi e che l'intolleranza, una volta penetrata nell'animo, lì rimane senza distinguer più tra ciò che è "nostro" e ciò che è "vostro".
Paradossale sorte quella dell'Occidente, alla ricerca continua più che di valori fondanti, di stampelle su cui reggersi: il tanto sbadierato "cemento" della religione infatti si nutre di paura e spinge all'azione violenta, mentre la sua "sorella minore", la fede, che va da due millenni ripetendo, almeno in ambito cristiano, "non abbiate paura" (è la frase che Cristo nei Vangeli usa con più ricorrenza) e "pax vobis", giace in disparte ignorata. Quanto di più sbagliato per se stessi e per gli altri in un'epoca la cui unica passione è la paura.
mercoledì 29 agosto 2007
Fede vs Religione/Politica
"La cosa più strabiliante di questa impresa infernale è che ogni capo assassino fa benedire le sue bandiere e invoca solennemente Dio prima di andare a sterminare il prossimo. Se un capo ha avuto la fortuna di far sgozzare solo due o tremila uomini, non ne ringrazia Dio; ma quando ce ne sono almeno diecimila sterminati dal ferro e dal fuoco e, per colmo di grazia, è stata distrutta fino all'ultima pietra qualche città, allora si canta a quattro voci una canzone abbastanza lunga, composta in una lingua ignota a tutti coloro che hanno combattuto, e per di più infarcita di barbarismi." martedì 28 agosto 2007
Russia SOS
"Vivere così è orribile. Vorrei un po' più di comprensione. Ma la cosa più importante è continuare a fare il mio lavoro, raccontare quello che vedo, ricevere ogni giorno in redazione persone che non sanno dove altro andare. Per il Cremlino le loro storie non rispettano la linea ufficiale. L'unico posto dove possono raccontarle è la Novaja Gazeta".Se si considera che la posizione da sempre sostenuta dai colleghi della «Novaya Gazeta» è che l'omicidio sia da ricondurre a una pubblicazione-denuncia sulle torture praticate da una sezione delle forze di sicurezza cecene legate al primo ministro Ramzan Kadyrov, fedele al Cremlino, ben si comprende come la giornalista russa fosse andata colla forza della penna contro due principi cardine del regime di Putin, troppi per uno Stato sempre più lontano dalla democrazia.
Mosaico
«Quando le membra del corpo umano non costituivano ancora un tutt'uno armonico, ma ciascuna di esse aveva un suo linguaggio e un suo modo di pensare autonomi, tutte le altre parti erano indignate di dover sgobbare a destra e a sinistra per provvedere a ogni necessità dello stomaco, mentre questo se ne stava zitto zitto lì nel mezzo a godersi il bendiddio che gli veniva dato. Allora, decisero di accordarsi così: le mani non avrebbero più portato il cibo alla bocca, la bocca non si sarebbe più aperta per prenderlo, né i denti lo avrebbero più masticato. Mentre, arrabbiate, credevano di far morire di fame lo stomaco, le membra stesse e il corpo tutto erano ridotti pelle e ossa. In quel momento capirono che anche lo stomaco aveva una sua funzione e non se ne stava inoperoso: nutriva tanto quanto era nutrito e a tutte le parti del corpo restituiva, distribuito equamente per le vene e arricchito dal cibo digerito, il sangue che ci dà vita e forza». Mettendo in parallelo la ribellione interna delle parti del corpo e la rabbia della plebe nei confronti del senato, Menenio riuscì a farli ragionare.domenica 26 agosto 2007
"Ahi serva Italia"
"Ahi serva Italia, di dolore ostello,Manuele II Paleologo, Ratzinger "ante litteram"
L'elezione dell' allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinal Joseph Ratzinger, al soglio di Pietro nel non troppo lontano 19 aprile del 2005, è stato senza alcun dubbio un elemento di forte originalità nella vita della Chiesa Cattolica, parlando "a posteriori"; a "priori" al contrario, il ruolo da lui ricoperto all'interno della Curia, la sua età, la sostanziale omogeneità di vedute col Papa polacco e la grande personalità di quest'ultimo, prima artefice della poderosa espansione del messaggio evangelico nel mondo globalizzato e del rinnovato prestigio internazionale, eran tutti elementi che si traducevano, nella visione collettiva comune, in un'attesa quasi certa di un pontefice di transizione, semplice custode e puntuale esecutore di decisioni, idee e linee pastorali, politiche e diplomatiche già prospettate dal suo predecessore Giovanni Paolo II. Nessuna innovazione all'orizzonte, ma sostanziale continuità nella tradizione wojtilyana. Le differenze caratteriali, biografiche, ideali tra i due ed il divenire storico non apparivano capaci d'incidere in senso innovativo sul percorso ratzingeriano, sebbene sia all'interno della Chiesa che fuori di essa (ma più all'interno...), la domanda di cambiamento fosse palpabile.
Non è stato così. Tralasciando gli aspetti che investono il suo ruolo di Capo di Stato e concentrandoci su quello, certamente più rilevante, di Capo della Chiesa Cattolica, non può non destar sorpresa la rivoluzione che Papa Bendedetto XVI, sin dai primi passi mossi come successore di Pietro, ha rappresentato sul piano dell'approccio pastorale. Il differente carattere, i diversi trascorsi biografici tra Wojtyla e Ratzinger, se non hanno intaccato la struttura ideologica e le linee-guida del nuovo pontificato, rendendolo in molti casi ( vd. la morale sessuale, il celibato sacerdotale, il rapporti tra fede e ragione, il dialogo interreligioso, l'attenzione alla realtà asiatica, l'antimodernismo, la critica al consumismo, etc) quantomai fedele, se non pedissequo, al passato prossimo, hanno però determinato una profonda svolta nell'approccio pastorale.
E' improvvisamente apparso sulla scena un Papa della Parola e del "logos" che ha soppiantato l'immagine del precedente, il Papa dei gesti e degli slanci profetici. La Chiesa che, coerentemente col dettato conciliare, si apre al mondo ed in particolare alla gioventù ( fu proprio Giovanni Paolo II ad istituire le Giornate Mondiali della Gioventù; basti soltanto pensare a come si rivolse nel raduno di Tor Vergata del 2000 alle nuove generazioni ivi presenti: "Cari amici, vedo in voi le "sentinelle del mattino"), che evangelizza l'umanità intera, delusa dal crollo del marxismo, l'ennesima illusione ideologica, ma già sofferente per il nuovo sogno consumista, per mezzo dei mass-media globali e dell'incessante sforzo missionario, itinerante per il mondo intero, vede subentrare la Chiesa del principio di ordine intellettuale e pratico robustamente fondato sul piano teologico. L'empatia, che provvidenzialmente ha aperto i cuori e attirato le menti, è affiancata ora dalla riflessione, dal rigore, dalla mitezza che sedimenta quanto l'entusiasmo può lasciarsi sfuggire.
Un Papa quindi tradizionalista (dall'apertura ai movimenti lefebrviano con l'affiancamento della Messa di Pio V a quella di Paolo VI, la simpatia per il ritorno dei canti gregoriani nella liturgia, l'uso di paramenti rinascimentali, come il camauro, simbolo dei Papi-Principi, sino al rapporto con le altre professioni cristiane o alla visione della storia mondiale degli ultimi due secoli, chiaramente antiprogressista, alla chiusura nei confronti della Teologia della Liberazione di Jon Sobrino), talvolta controverso (vd. inchiesta della BBC col video "Sex Crimes and Vatican", relativo al " crimen sollicitationis"; sul ruolo di Raztinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in riferimento allo scandalo pedofilia che ha rischiato di travolgere l'immagine e le casse della Chiesa Cattolica negli Stati Uniti, è in corso un'indagine della magistratura texana, che probabilmente non avrà ulteriore esito per via del ricorso alla "immunity suggestion"), a volte troppo "sincero" (vd. discorso all' Università di Ratisbona) o "partigiano" (casi Sobrino, Tadeusz Rydzyk, il controverso direttore antisemita di Radio Maryia, accolto in Vaticano, e Lefebvre "docent"), sicuramente "necessario", innovativo nella tradizione (vd. sopra), mai banale e ripetitivo, sempre profondo e rigoroso, a tratti sorprendente nella carica emotiva che è capace di suscitare ( l'enciclica "Deus Caritas Est" ne è la dimostrazione), saldo nei propri principi e nelle proprie idee.
Quanto al resto, "ai posteri l'ardua sentenza".
giovedì 23 agosto 2007
Pena di morte nel mondo

La mano del boia arretra progressivamente. Nel 2006 le esecuzioni sono scese a 1.591 rispetto alle 2.148 dell’anno precedente, anche se il numero dei paesi che l’hanno applicata è cresciuto (25 rispetto ai 22 del 2005). Oggi 128 paesi nel mondo hanno abolito la pena di morte, divisi fra gli 88 abolizionisti di diritto, i 29 che da oltre 10 anni non eseguono più condanne e gli 11 paesi che la prevedono in caso di crimini eccezionali. Fra i 69 che mantengono in vigore la pena capitale molti meno emettono condanne capitali (le 3.861 emesse l’anno scorso si riferiscono infatti a 55 paesi), e il 91 % delle esecuzioni nel 2006 è avvenuta in soli sei paesi. Il primato spetta ancora alla Cina – che consente la pena di morte anche per reati finanziari e di corruzione - con oltre 1000 esecuzioni ufficiali, anche se Amnesty non esclude il numero effettivo si aggiri intorno alle 7.500 e le 8.000 persone. Oltre al Pakistan e al Sudan a destare maggiori preoccupazioni sono Iraq e Iran. A Baghdad infatti, dalla reintroduzione della pena capitale nel 2004, 270 persone sono finite nel braccio della morte e almeno 100 sono state giustiziate mentre Teheran ha ordinato 177 esecuzioni, il doppio del 2005. Eppure qualcosa si sta muovendo, il parlamento iraniano sta considerando una proposta di legge a tutela dei minorenni, mentre negli Stati Uniti (53 esecuzioni nel 2006 e circa 3200 persone nel braccio della morte) molte esecuzioni si sono fermate a causa di ricorsi legali e delle “preoccupazioni sull’umanità dell’iniezione letale”. Ma nel frattempo nel mondo fra 19.000 e 24.000 persone restano in attesa di un’esecuzione.
mercoledì 22 agosto 2007
Pubblicità
immagine tratta dal sito http://www.rainews24.rai.it/martedì 21 agosto 2007
"5 minutes to Midnight"

"Io non so con quali armi sarà combattuta la III Guerra Mondiale, ma so che la IV Guerra Mondiale sarà combattuta con pietre e bastoni"; "il mondo non è stato pensato per essere una prigione in cui l'uomo attende la sua esecuzione": parole sacrosante quelle pronunciate dal fisico tedesco A.Einstein e dal Presidente americano J.F.Kennedy, ma purtroppo ancora inascoltate. Sono infatti le 23.55 per il "Doomsday Clock", lo spaventoso “Orologio del Giorno del Giudizio” che segna il conto alla rovescia verso la guerra nucleare. Si è mosso in avanti di due minuti e ne mancano solo cinque a mezzanotte.
Il "Bulletin of Atomic Scientists", la rivista fondata da alcuni dei fisici del Progetto Manhattan che dal 1947 registra il pericolo di conflitti atomici muovendo avanti e indietro le lancette del grande orologio situato nell’Università di Chicago, ha fornito tre motivazioni per lo spostamento verso l’apocalisse:
Anzitutto le 27,000 testate nucleari sparse per il mondo, 2000 delle quali pronte al lancio nel giro di pochi minuti. Sebbene i media occidentali battano continuamente notizie riguardanti l'escalation riguardante Paesi del Terzo Mondo come Iran, Pakistan, Corea del Nord, India, fomentando la paura globale del "terrorismo nucleare" dei c.d. Paesi canaglia", appare assai improbabile un loro diretto convolgimento nell'impiego di tali ordigni, eccezion fatta a fini di deterrenza. Rimane allora il problema del "Primo Mondo" (U.s.a. e Russia in testa), sempre più votato al riarmo per fini di controllo geopolitico a livello globale, incurante dei danni potenziali ed attuali che possono essere arrecati al pianeta ed all'umanità stessa in termini che vanno dalla sicurezza alla sopravvivenza stessa.
Poi i cambiamenti climatici, che minacciano di distruggere molti degli habitat della specie umana.
Infine lo sviluppo di alcune tecnologie moderne: le biotecnologie, sempre più diffuse e sempre meno controllate, e le nanotecnologie.
Secondo le decine di scienziati (tra cui diciotto premi Nobel) che costituiscono il comitato scientifico del Bulletin “Siamo sull’orlo di una seconda era nucleare. Il mondo non si trova cosi’ tanto in pericolo da quando nel 1945 furono sganciati i primi ordigni atomici su Hiroshima e Nagasaki”.
Insomma, è il momento peggiore perlomeno dal 1984, quando l’escalation nucleare di Ronald Reagan portò l’orologio a soli tre minuti dalla fine. Il massimo pericolo è stato raggiunto nel 1953, anno di test nucleari sia per l’Urss che per gli Usa: il "Doomsday" segnava le 23.58.
Il momento migliore è stato invece il 1991, quando il crollo dell’Unione sovietica e l’entrata in vigore del trattato Start ("Strategic Arms Reduction Treaty") lo riportò indietro fino a diciassette minuti dalla fine del mondo. Ma nel 1995 il "Bulletin" si rese conto che le spese militari erano ritornate ai livelli della guerra fredda. Da allora il "Doomsday Clock" non ha mai smesso di riavvicinarsi all’ora X.
venerdì 1 giugno 2007
Antigone

Le guerre in Afghanistan ed in Iraq, emblema del nuovo volto dell'Occidente a seguito dell'11 settembre, hanno posto sul tappeto il problema della necessità o meno del salvataggio di giornalisti, operatori umanitari, medici e più in generale civili, da parte delle rispettive autorità nazionali, in caso di loro rapimento. Le diverse posizioni al riguardo rispecchiano non soltanto i differenti orientamenti politici, ma anche le diverse radici culturali su cui s'innestano i vari Paesi in guerra e permettono un parallelismo letterario che evidenzia la storica rilevanza degli opposti poli.
Nella tragedia di Sofocle "Antigone", l'omonimo personaggio incarna i valori eterni ed immutabili della "pietas", le ragioni individuali, morali e religiose in contrapposizione al senso dello Stato, al bene comune, alla legge formale rappresentate dal re di Tebe Creonte; il suo rifiuto di rispettare l'editto regale che le vieta la sepoltura del fratello Polinice è infatti racchiuso in questo ossimoro. Secoli dopo sarà Cristo stesso a riformare col comandamento dell'amore il decalogo di Mosè e dar pienezza all'umanesimo greco-romano. La società è funzionale all'individuo, come le regole lo son per l'uomo, e non viceversa.
Venendo ai nostri giorni, e concentrando l'attenzione sul nostro Paese, non possiamo non dirci favorevoli ad una soluzione che tuteli la vita e l' incolumità dei nostri concittadini, per quanto apparentemente cedevole e perdente, e dobbiamo rifiutare qualsiasi ideologica e formale esaltazione del bene comune. Trattare con i terroristi è non solo giusto e conforme alla "pietas", ma anche utile, perchè l'esperienza storica dimostra come perdere una battaglia non significa compromettere gli esiti della guerra. Tanto più in una terra dove le ascendenze greco-romane si son fecondamente fuse con la rivalutazione della persona operata dal cristianesimo, per culminare nella Firenze rinascimentale con l'affermazione della libertà e della dignità individuali. I casi Sgrena e Mastrogiacomo, pur nella diversità della rappresentanza politica interna, dimostrano come i nostri governi non abbiamo che recepito quanto naturalmente promana dalla nostra tradizione.
mercoledì 2 maggio 2007
Apocalipse Now

- Iraq 80 mila morti dal 2003
- Israele-Palestina 5 mila morti dal 2000
- Libano 1.200 dal 2006
- Turchia-Kurdistan 40 mila morti dal 1984
- Afghanistan 25 mila morti dal 2001
- Pakistan-Waziristan 3 mila dal 2004
- Pakistan-Balucistan 450 morti dal 2005
- India-Kashmir 90 mila morti dal 1989
- India-Nordest 50 mila morti dal 1979
- India-Naxaliti 6 mila morti dal 1967
- Sri Lanka-Tamil 68 mila morti dal 1983
- Birmania-Karen 30 mila morti dal 1988
- Thailandia-Sud 2 mila morti dal 20044
- Filippine-Mindanao 150 mila morti dal 1971
- Filippine-Npa 40 mila morti dal 1969
- Russia-Cecenia 250 mila morti dal 1994
- Georgia-Abkhazia 28 mila morti dal 1992
- Georgia-Ossezia 2.800 morti dal 1991
- Algeria 150 mila morti dal 1991
- Costa d’Avorio 5 mila morti dal 2002
- Nigeria 11 mila morti dal 1999
- Ciad 50 mila morti dal 1996
- Sudan-Darfur 2 mila morti dal 2003
- Rep.Centrafricana 2 mila morti dal 2003
- Somalia 500 mila morti dal 1991
- Uganda 20 mila morti dal 1986
- Congo R.D. 4 milioni di morti dal 1998
- Colombia 300 mila morti dal 1964
- Haiti 1.500 morti dal 2004
"Carta Canta". Nel mondo sono in corso 29 guerre e il rumore delle armi comincia già a farsi sentire in altri 10 paesi. Bisogna tornare indietro nel tempo, direttamente alla seconda guerra mondiale, se si vuol trovare una situazione tanto drammatica umanitariamente e geopoliticamente. I media occidentali bombardano continuamente l'opinione pubblica sui conflitti in Iraq, Afghanistan, Libano e Palestina, data la stretta correlazione di interessi economici, militari, politici e sociali, ma ciò non ci esime dall'informarci e dal rammentarci che il sangue, che ha per tutti lo stesso colore, scorre abbontandemente, spesso da decenni, in altri 24 paesi nel silenzio più assoluto. Su cinque continenti, 3 (America, Europa, Oceania), vivono nel benessere materiale ed in pace, 2 (Africa e Asia) conoscono la guerra, la morte e la sofferenza fisica e morale. Se il panorama di tanta ingiustizia già di per sè dovrebbe disarmarci ed indurci al cambiamento, non berremmo forse un calice ancora più avvelenato nel saper che quei fratelli, sono anche "figli", spesso condannati a morte, del nostro sistema del consumo? "Intelligenti pauca".
sabato 21 aprile 2007
Stop Blackburgs

La strage avvenuta il 17 aprile a Blacksburg, presso il campus Virginia Tech, col suo macabro bilancio di 33 morti e 28 feriti, costituisce una tragica evenienza dotata certamente di una forte carica simbolica non meno di una sua, per quanto latente, logica. L'impatto emotivo che ogni scia di sangue lascia sull' opinione pubblica, strumentalizzato dai massmedia, soprattutto televisivi, non va rinnegato proprio in nome della dovuta compartecipazione al dramma, ma necessita della comprensione per tradursi, se veramente vissuto, in cambiamento.
Le 12 maggiori stragi che hanno insanguinato scuole ed atenei americani ( di cui 10 sono avvenute negli ultimi 15 anni) hanno una unico minimo comun denominatore accanto alla follia omicida dei singoli: le armi da fuoco. Se allarghiamo quindi il nostro campo di osservazione constatiamo che negli Stati Uniti su una popolazione di 300 milioni di persone circolano 200 milioni di armi da fuoco. Circa una famiglia su tre possiede un'arma. Ogni tre omicidi, due vengono commessi sparando. Secondo una ricerca dello scorso anno elaborata dalla Harvard School of Public Health, una particolare classifica stilata secondo il possesso di fucili e pistole, nei 12 Stati con più armi pro capite, rispetto ai 12 che ne hanno meno, il tasso di omicidi per arma da fuoco è più alto del 114 per cento. I morti complessivi, sono 36000, i feriti 80000: uno stillicidio paragonabile soltanto ad una guerra civile.
Un altro dato consente di formulare un' osservazione conclusiva: in Canada su una popolazione di 30 milioni di persone circolano 7 milioni di armi da fuoco, ma il numero di morti è drasticamente inferiore e la delinquenza da aggressione è quasi nulla. L'arma è quindi è uno strumento, padrone rimane il soggetto che la detiene: è il comportamento individuale a determinare l'esito positivo o negativo di un'azione. Ma se il mezzo in questione, ovvero l'arma da fuoco, ha una innata carica di offesa oltre che di difesa e una spiccata potenzialità stragista, e se il soggetto è inglobato in una società che si fonda su paura violenza e consumi e tende a "privatizzare" la conflittualità sociale, è quantomeno lecito ipotizzare che render molto più rigoroso l'accesso alle armi da parte dei privati ridurrebbe significativamente un 'altra Blacksburg.
martedì 17 aprile 2007
Economia solidale

Dopo una lunga e silenziosa attività di studio e di analisi in cui ha sperimentato una pratica finanziaria nuova e alternativa nelle aree rurali del Bangladesh, nel 1983 Yunus ha fondato la Grameen Bank, che attualmente conta 1.084 filiali, 12.500 lavoratori; 2 milioni e 100mila clienti in 37mila villaggi. Il 94% per cento dei clienti della banca sono donne.
Il sistema creditizio da lui inventato è semplice ed efficace: vengono concessi piccolissimi prestiti a persone molto povere (la povertà è definita in termini di possesso della terra e di situazione familiare), a prescinder da garanzie patrimoniali e senza alcun tipo di raccolta iniziale di risparmio. Vengono formati gruppi di 5 potenziali clienti; la prima fase vede la concessione del prestito solo a due di essi mentre la seconda, eventuale, vede coinvolti i rimanenti tre soltanto qualora gli altri due abbiano adempiuto ai propri obblighi. Si crea così una responsabilità solidale che spinge i poveri a non tradire la fiducia concessa a favore non soltanto del proprio, ma anche dell'altrui interesse. Il 98% del denaro prestato è stato infatti restituito.
Finanza pertanto non come filantropia, ma neanche come sfruttamento, e povertà non soltanto come gravosa situazione personale, ma anche come causa di conflitti sociali, guerre, terrorismo. Vuol dire avere una visione globale, vincente, in un mondo che spesso vive di una globalizzazione di facciata, perdente.
lunedì 16 aprile 2007
Impossibile is nothing

La coscienza occidentale, per quanto reticente e lenta sia alla parola che all'azione, incline all'oblio o alla denuncia a seconda dell'interesse economico prevalente, vede oggi il muro del silenzio lentamente cadere: i numeri non accettano compromessi, i precedenti storici non lasciano adito ad alternative. La tragedia del Ruanda, a distanza di poco più di un decennio, con i suoi 800mila morti, ancora oggi ricorda, che la complicità si nutre non soltanto in senso commissivo, ma anche omissivo, e che i processi postumi possono alleviare ma non cancellare il senso di colpa. E soprattutto che la gravità della situazione umanitaria, deve da sola guidare la coscienza dell'Occidente a quello slancio che può e deve realizzarsi.
domenica 15 aprile 2007
Loading...
Iniziare una nuova avventura sulla carta stampata non è mai semplice, tantomeno quando si vive in una società che, soprattutto a livello giovanile, ne ha decretato il superamento quale via di comunicazione fondamentale; il dilagare delle possibilità che lo strumento informatico oggi offre sono sotto gli occhi di tutti e la rapidità, la freschezza e la gratuità che questo garantisce sono armi difficilmente acquisibili dal mezzo cartaceo. Non a caso oggi può ben definirsi internet come il mass media per antonomasia, l'unico dotato di una propria autonoma specificità e l'unico capace di influenzare i rimanenti .Se ciò è vero nel grande, lo è anche nel piccolo: l'università è il luogo deputato all'emergere di nuove esigenze che il dato anagrafico ed i moderni cambiamenti impongono di ascoltare, senza per questo rinunciare alla riflessione, alla condivisione di idee ed esperienze che fissate nella pagina possono trasformarsi in un' occasione di incontro, di dono, di vita.

