sabato 21 aprile 2007

Stop Blackburgs


La strage avvenuta il 17 aprile a Blacksburg, presso il campus Virginia Tech, col suo macabro bilancio di 33 morti e 28 feriti, costituisce una tragica evenienza dotata certamente di una forte carica simbolica non meno di una sua, per quanto latente, logica. L'impatto emotivo che ogni scia di sangue lascia sull' opinione pubblica, strumentalizzato dai massmedia, soprattutto televisivi, non va rinnegato proprio in nome della dovuta compartecipazione al dramma, ma necessita della comprensione per tradursi, se veramente vissuto, in cambiamento.

Le 12 maggiori stragi che hanno insanguinato scuole ed atenei americani ( di cui 10 sono avvenute negli ultimi 15 anni) hanno una unico minimo comun denominatore accanto alla follia omicida dei singoli: le armi da fuoco. Se allarghiamo quindi il nostro campo di osservazione constatiamo che negli Stati Uniti su una popolazione di 300 milioni di persone circolano 200 milioni di armi da fuoco. Circa una famiglia su tre possiede un'arma. Ogni tre omicidi, due vengono commessi sparando. Secondo una ricerca dello scorso anno elaborata dalla Harvard School of Public Health, una particolare classifica stilata secondo il possesso di fucili e pistole, nei 12 Stati con più armi pro capite, rispetto ai 12 che ne hanno meno, il tasso di omicidi per arma da fuoco è più alto del 114 per cento. I morti complessivi, sono 36000, i feriti 80000: uno stillicidio paragonabile soltanto ad una guerra civile.

Un altro dato consente di formulare un' osservazione conclusiva: in Canada su una popolazione di 30 milioni di persone circolano 7 milioni di armi da fuoco, ma il numero di morti è drasticamente inferiore e la delinquenza da aggressione è quasi nulla. L'arma è quindi è uno strumento, padrone rimane il soggetto che la detiene: è il comportamento individuale a determinare l'esito positivo o negativo di un'azione. Ma se il mezzo in questione, ovvero l'arma da fuoco, ha una innata carica di offesa oltre che di difesa e una spiccata potenzialità stragista, e se il soggetto è inglobato in una società che si fonda su paura violenza e consumi e tende a "privatizzare" la conflittualità sociale, è quantomeno lecito ipotizzare che render molto più rigoroso l'accesso alle armi da parte dei privati ridurrebbe significativamente un 'altra Blacksburg.

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