"La cosa più strabiliante di questa impresa infernale è che ogni capo assassino fa benedire le sue bandiere e invoca solennemente Dio prima di andare a sterminare il prossimo. Se un capo ha avuto la fortuna di far sgozzare solo due o tremila uomini, non ne ringrazia Dio; ma quando ce ne sono almeno diecimila sterminati dal ferro e dal fuoco e, per colmo di grazia, è stata distrutta fino all'ultima pietra qualche città, allora si canta a quattro voci una canzone abbastanza lunga, composta in una lingua ignota a tutti coloro che hanno combattuto, e per di più infarcita di barbarismi." mercoledì 29 agosto 2007
Fede vs Religione/Politica
"La cosa più strabiliante di questa impresa infernale è che ogni capo assassino fa benedire le sue bandiere e invoca solennemente Dio prima di andare a sterminare il prossimo. Se un capo ha avuto la fortuna di far sgozzare solo due o tremila uomini, non ne ringrazia Dio; ma quando ce ne sono almeno diecimila sterminati dal ferro e dal fuoco e, per colmo di grazia, è stata distrutta fino all'ultima pietra qualche città, allora si canta a quattro voci una canzone abbastanza lunga, composta in una lingua ignota a tutti coloro che hanno combattuto, e per di più infarcita di barbarismi." martedì 28 agosto 2007
Russia SOS
"Vivere così è orribile. Vorrei un po' più di comprensione. Ma la cosa più importante è continuare a fare il mio lavoro, raccontare quello che vedo, ricevere ogni giorno in redazione persone che non sanno dove altro andare. Per il Cremlino le loro storie non rispettano la linea ufficiale. L'unico posto dove possono raccontarle è la Novaja Gazeta".Se si considera che la posizione da sempre sostenuta dai colleghi della «Novaya Gazeta» è che l'omicidio sia da ricondurre a una pubblicazione-denuncia sulle torture praticate da una sezione delle forze di sicurezza cecene legate al primo ministro Ramzan Kadyrov, fedele al Cremlino, ben si comprende come la giornalista russa fosse andata colla forza della penna contro due principi cardine del regime di Putin, troppi per uno Stato sempre più lontano dalla democrazia.
Mosaico
«Quando le membra del corpo umano non costituivano ancora un tutt'uno armonico, ma ciascuna di esse aveva un suo linguaggio e un suo modo di pensare autonomi, tutte le altre parti erano indignate di dover sgobbare a destra e a sinistra per provvedere a ogni necessità dello stomaco, mentre questo se ne stava zitto zitto lì nel mezzo a godersi il bendiddio che gli veniva dato. Allora, decisero di accordarsi così: le mani non avrebbero più portato il cibo alla bocca, la bocca non si sarebbe più aperta per prenderlo, né i denti lo avrebbero più masticato. Mentre, arrabbiate, credevano di far morire di fame lo stomaco, le membra stesse e il corpo tutto erano ridotti pelle e ossa. In quel momento capirono che anche lo stomaco aveva una sua funzione e non se ne stava inoperoso: nutriva tanto quanto era nutrito e a tutte le parti del corpo restituiva, distribuito equamente per le vene e arricchito dal cibo digerito, il sangue che ci dà vita e forza». Mettendo in parallelo la ribellione interna delle parti del corpo e la rabbia della plebe nei confronti del senato, Menenio riuscì a farli ragionare.domenica 26 agosto 2007
"Ahi serva Italia"
"Ahi serva Italia, di dolore ostello,Manuele II Paleologo, Ratzinger "ante litteram"
L'elezione dell' allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinal Joseph Ratzinger, al soglio di Pietro nel non troppo lontano 19 aprile del 2005, è stato senza alcun dubbio un elemento di forte originalità nella vita della Chiesa Cattolica, parlando "a posteriori"; a "priori" al contrario, il ruolo da lui ricoperto all'interno della Curia, la sua età, la sostanziale omogeneità di vedute col Papa polacco e la grande personalità di quest'ultimo, prima artefice della poderosa espansione del messaggio evangelico nel mondo globalizzato e del rinnovato prestigio internazionale, eran tutti elementi che si traducevano, nella visione collettiva comune, in un'attesa quasi certa di un pontefice di transizione, semplice custode e puntuale esecutore di decisioni, idee e linee pastorali, politiche e diplomatiche già prospettate dal suo predecessore Giovanni Paolo II. Nessuna innovazione all'orizzonte, ma sostanziale continuità nella tradizione wojtilyana. Le differenze caratteriali, biografiche, ideali tra i due ed il divenire storico non apparivano capaci d'incidere in senso innovativo sul percorso ratzingeriano, sebbene sia all'interno della Chiesa che fuori di essa (ma più all'interno...), la domanda di cambiamento fosse palpabile.
Non è stato così. Tralasciando gli aspetti che investono il suo ruolo di Capo di Stato e concentrandoci su quello, certamente più rilevante, di Capo della Chiesa Cattolica, non può non destar sorpresa la rivoluzione che Papa Bendedetto XVI, sin dai primi passi mossi come successore di Pietro, ha rappresentato sul piano dell'approccio pastorale. Il differente carattere, i diversi trascorsi biografici tra Wojtyla e Ratzinger, se non hanno intaccato la struttura ideologica e le linee-guida del nuovo pontificato, rendendolo in molti casi ( vd. la morale sessuale, il celibato sacerdotale, il rapporti tra fede e ragione, il dialogo interreligioso, l'attenzione alla realtà asiatica, l'antimodernismo, la critica al consumismo, etc) quantomai fedele, se non pedissequo, al passato prossimo, hanno però determinato una profonda svolta nell'approccio pastorale.
E' improvvisamente apparso sulla scena un Papa della Parola e del "logos" che ha soppiantato l'immagine del precedente, il Papa dei gesti e degli slanci profetici. La Chiesa che, coerentemente col dettato conciliare, si apre al mondo ed in particolare alla gioventù ( fu proprio Giovanni Paolo II ad istituire le Giornate Mondiali della Gioventù; basti soltanto pensare a come si rivolse nel raduno di Tor Vergata del 2000 alle nuove generazioni ivi presenti: "Cari amici, vedo in voi le "sentinelle del mattino"), che evangelizza l'umanità intera, delusa dal crollo del marxismo, l'ennesima illusione ideologica, ma già sofferente per il nuovo sogno consumista, per mezzo dei mass-media globali e dell'incessante sforzo missionario, itinerante per il mondo intero, vede subentrare la Chiesa del principio di ordine intellettuale e pratico robustamente fondato sul piano teologico. L'empatia, che provvidenzialmente ha aperto i cuori e attirato le menti, è affiancata ora dalla riflessione, dal rigore, dalla mitezza che sedimenta quanto l'entusiasmo può lasciarsi sfuggire.
Un Papa quindi tradizionalista (dall'apertura ai movimenti lefebrviano con l'affiancamento della Messa di Pio V a quella di Paolo VI, la simpatia per il ritorno dei canti gregoriani nella liturgia, l'uso di paramenti rinascimentali, come il camauro, simbolo dei Papi-Principi, sino al rapporto con le altre professioni cristiane o alla visione della storia mondiale degli ultimi due secoli, chiaramente antiprogressista, alla chiusura nei confronti della Teologia della Liberazione di Jon Sobrino), talvolta controverso (vd. inchiesta della BBC col video "Sex Crimes and Vatican", relativo al " crimen sollicitationis"; sul ruolo di Raztinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in riferimento allo scandalo pedofilia che ha rischiato di travolgere l'immagine e le casse della Chiesa Cattolica negli Stati Uniti, è in corso un'indagine della magistratura texana, che probabilmente non avrà ulteriore esito per via del ricorso alla "immunity suggestion"), a volte troppo "sincero" (vd. discorso all' Università di Ratisbona) o "partigiano" (casi Sobrino, Tadeusz Rydzyk, il controverso direttore antisemita di Radio Maryia, accolto in Vaticano, e Lefebvre "docent"), sicuramente "necessario", innovativo nella tradizione (vd. sopra), mai banale e ripetitivo, sempre profondo e rigoroso, a tratti sorprendente nella carica emotiva che è capace di suscitare ( l'enciclica "Deus Caritas Est" ne è la dimostrazione), saldo nei propri principi e nelle proprie idee.
Quanto al resto, "ai posteri l'ardua sentenza".
giovedì 23 agosto 2007
Pena di morte nel mondo

La mano del boia arretra progressivamente. Nel 2006 le esecuzioni sono scese a 1.591 rispetto alle 2.148 dell’anno precedente, anche se il numero dei paesi che l’hanno applicata è cresciuto (25 rispetto ai 22 del 2005). Oggi 128 paesi nel mondo hanno abolito la pena di morte, divisi fra gli 88 abolizionisti di diritto, i 29 che da oltre 10 anni non eseguono più condanne e gli 11 paesi che la prevedono in caso di crimini eccezionali. Fra i 69 che mantengono in vigore la pena capitale molti meno emettono condanne capitali (le 3.861 emesse l’anno scorso si riferiscono infatti a 55 paesi), e il 91 % delle esecuzioni nel 2006 è avvenuta in soli sei paesi. Il primato spetta ancora alla Cina – che consente la pena di morte anche per reati finanziari e di corruzione - con oltre 1000 esecuzioni ufficiali, anche se Amnesty non esclude il numero effettivo si aggiri intorno alle 7.500 e le 8.000 persone. Oltre al Pakistan e al Sudan a destare maggiori preoccupazioni sono Iraq e Iran. A Baghdad infatti, dalla reintroduzione della pena capitale nel 2004, 270 persone sono finite nel braccio della morte e almeno 100 sono state giustiziate mentre Teheran ha ordinato 177 esecuzioni, il doppio del 2005. Eppure qualcosa si sta muovendo, il parlamento iraniano sta considerando una proposta di legge a tutela dei minorenni, mentre negli Stati Uniti (53 esecuzioni nel 2006 e circa 3200 persone nel braccio della morte) molte esecuzioni si sono fermate a causa di ricorsi legali e delle “preoccupazioni sull’umanità dell’iniezione letale”. Ma nel frattempo nel mondo fra 19.000 e 24.000 persone restano in attesa di un’esecuzione.
mercoledì 22 agosto 2007
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immagine tratta dal sito http://www.rainews24.rai.it/martedì 21 agosto 2007
"5 minutes to Midnight"

"Io non so con quali armi sarà combattuta la III Guerra Mondiale, ma so che la IV Guerra Mondiale sarà combattuta con pietre e bastoni"; "il mondo non è stato pensato per essere una prigione in cui l'uomo attende la sua esecuzione": parole sacrosante quelle pronunciate dal fisico tedesco A.Einstein e dal Presidente americano J.F.Kennedy, ma purtroppo ancora inascoltate. Sono infatti le 23.55 per il "Doomsday Clock", lo spaventoso “Orologio del Giorno del Giudizio” che segna il conto alla rovescia verso la guerra nucleare. Si è mosso in avanti di due minuti e ne mancano solo cinque a mezzanotte.
Il "Bulletin of Atomic Scientists", la rivista fondata da alcuni dei fisici del Progetto Manhattan che dal 1947 registra il pericolo di conflitti atomici muovendo avanti e indietro le lancette del grande orologio situato nell’Università di Chicago, ha fornito tre motivazioni per lo spostamento verso l’apocalisse:
Anzitutto le 27,000 testate nucleari sparse per il mondo, 2000 delle quali pronte al lancio nel giro di pochi minuti. Sebbene i media occidentali battano continuamente notizie riguardanti l'escalation riguardante Paesi del Terzo Mondo come Iran, Pakistan, Corea del Nord, India, fomentando la paura globale del "terrorismo nucleare" dei c.d. Paesi canaglia", appare assai improbabile un loro diretto convolgimento nell'impiego di tali ordigni, eccezion fatta a fini di deterrenza. Rimane allora il problema del "Primo Mondo" (U.s.a. e Russia in testa), sempre più votato al riarmo per fini di controllo geopolitico a livello globale, incurante dei danni potenziali ed attuali che possono essere arrecati al pianeta ed all'umanità stessa in termini che vanno dalla sicurezza alla sopravvivenza stessa.
Poi i cambiamenti climatici, che minacciano di distruggere molti degli habitat della specie umana.
Infine lo sviluppo di alcune tecnologie moderne: le biotecnologie, sempre più diffuse e sempre meno controllate, e le nanotecnologie.
Secondo le decine di scienziati (tra cui diciotto premi Nobel) che costituiscono il comitato scientifico del Bulletin “Siamo sull’orlo di una seconda era nucleare. Il mondo non si trova cosi’ tanto in pericolo da quando nel 1945 furono sganciati i primi ordigni atomici su Hiroshima e Nagasaki”.
Insomma, è il momento peggiore perlomeno dal 1984, quando l’escalation nucleare di Ronald Reagan portò l’orologio a soli tre minuti dalla fine. Il massimo pericolo è stato raggiunto nel 1953, anno di test nucleari sia per l’Urss che per gli Usa: il "Doomsday" segnava le 23.58.
Il momento migliore è stato invece il 1991, quando il crollo dell’Unione sovietica e l’entrata in vigore del trattato Start ("Strategic Arms Reduction Treaty") lo riportò indietro fino a diciassette minuti dalla fine del mondo. Ma nel 1995 il "Bulletin" si rese conto che le spese militari erano ritornate ai livelli della guerra fredda. Da allora il "Doomsday Clock" non ha mai smesso di riavvicinarsi all’ora X.
