"Vivere così è orribile. Vorrei un po' più di comprensione. Ma la cosa più importante è continuare a fare il mio lavoro, raccontare quello che vedo, ricevere ogni giorno in redazione persone che non sanno dove altro andare. Per il Cremlino le loro storie non rispettano la linea ufficiale. L'unico posto dove possono raccontarle è la Novaja Gazeta".(Anna Politkovskaya su "Another Sky" nell'ottobre del 2006)
Anna Politkovskaya, giornalista di "Novaya Gazeta" (settimanale russo liberale ed indipendente)molto conosciuta per il suo impegno sul fronte dei diritti umani, per i suoi reportage dalla Cecenia e per la sua opposizione al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, è stata uccisa a colpi d'arma da fuoco il 7 ottobre del 2006 nell'ascensore del suo palazzo, mentre stava rincasando. Le agenzie di stampa 0ggi riportano le dichiarazioni rese dal procuratore generale Yuri Chaika secondo cui i magistrati russi hanno arrestato 10 persone in relazione all'omicidio della giornalista e che il gruppo potrebbe essere collegato anche all'uccisione del giornalista americano Paul Klebnikov nel 2004 e a quella del numero due della Banca centrale Andrei Kozlov.
Che dire? La vicenda assume di certo i torbidi contorni di una tragica spystory di ascendenza più sovietica che contemporanea, dimostrando come la transizione della Russia alla democrazia sia stata sofferta ed incompiuta. Dopo la sbornia liberista degli anno '90 sotto la presidenza Eltsin, artefice di una forte modernizzazione ideologica ed economica ma anche reponsabile della formazione di vasti oligopoli e del diffondersi della corruzione e dell'ingiustizia sociale, la Russia con Putin è tornata ad affacciarsi allo scenario mondiale in maniera quantomai aggressiva ed autoritaria, reprimendo all'interno l'opposizione politica ed intellettuale. Son proprio questi due elementi che possono quantomeno indurre a dubitare della versione fornita dal Cremlino: l'aggressività esterna ha infatti portato le forze armate all'uso del pugno di ferro nei confronti dell'opposizione cecena (la Politkovskaja godeva di notevole considerazione negli ambienti ceceni: il suo nome è spesso apparso fra i "negoziatori privilegiati" dalla guerriglia, così come apparse fra le personalità impegnate a condurre le trattative durante la crisi del Teatro Dubrovka), genericamente bollata come "terrorista" agli occhi dell'opinione pubblica occindentale. La repressione interna ha messo a tacere i media oppositori del regime, monopolizzando giornali e televisioni con una fitta coltre propagandistica, che ha permesso al regime d'ottenere un elevato sostegno popolare.
Se si considera che la posizione da sempre sostenuta dai colleghi della «Novaya Gazeta» è che l'omicidio sia da ricondurre a una pubblicazione-denuncia sulle torture praticate da una sezione delle forze di sicurezza cecene legate al primo ministro Ramzan Kadyrov, fedele al Cremlino, ben si comprende come la giornalista russa fosse andata colla forza della penna contro due principi cardine del regime di Putin, troppi per uno Stato sempre più lontano dalla democrazia.
Se si considera che la posizione da sempre sostenuta dai colleghi della «Novaya Gazeta» è che l'omicidio sia da ricondurre a una pubblicazione-denuncia sulle torture praticate da una sezione delle forze di sicurezza cecene legate al primo ministro Ramzan Kadyrov, fedele al Cremlino, ben si comprende come la giornalista russa fosse andata colla forza della penna contro due principi cardine del regime di Putin, troppi per uno Stato sempre più lontano dalla democrazia.
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