mercoledì 22 agosto 2007

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immagine tratta dal sito http://www.rainews24.rai.it/

"...E' un aspetto, questo, dello strano mestiere di cronista che non cessa di affascinarmi e al tempo stesso di inquietarmi: i fatti non registrati non esistono. Quanti massacri, quanti terremoti avvengono nel mondo, quante navi affondano, quanti vulcani esplodono e quanta gente viene perseguitata, torturata e uccisa! Eppure se non c'è qualcuno che raccoglie una testimonianza, che ne scrive, qualcuno che fa una foto, che ne lascia traccia in un libro è come se questi fatti non fossero mai avvenuti! Sofferenze senza conseguenze, senza storia. Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta. E' una triste constatazione; ma è così ed è forse proprio questa idea - l'idea che con ogni piccola descrizione di una cosa vista si può lasciare un seme nel terreno della memoria - a legarmi alla mia professione..."
(Tratto da: "Un indovino mi disse" di T. Terzani).


Più di 3.680 soldati americani e all'incirca 40000 iracheni sono morti da quando le forze a guida statunitense hanno invaso l'Iraq nel 2003, destituendo il governo di Saddam Hussein.
Se la prima parte del dato, relativa ai militari americani morti, non può sorprenderci, visto il continuo aggiornamento operato dai media occidentali "indipendenti", ben maggior sorpresa mista a dolore dovrebbe suscitar in noi la seconda parte, contenete il bilancio dei morti iracheni, nella stragrande maggioranza dei casi civili, quindi donne, bambini, anziani e uomini disarmati.
Non passa giorno che le televisioni "embedded", dalla Cnn alla Bbc passando per Fox News, vere leader dell'informazione globale, non mostrino gli effetti delle aggressioni violente che i guerriglieri apportano a postazioni militari, sedi diplomatiche, rappresentanze commerciali di multinazionali, poati di blocco col connesso spesso tragico bilancio di morti civili iracheni. L'associazione mentale automatica indotta in chi guarda è pertanto terrorismo=violenza=morte. Una verità, senza dubbio, ma parziale, perchè non contestualizzata; fuorviante pertanto, menzognera.
L'immagine tratta dal sito di Rainews24 mostra come l'aviazione americana abbia usato sulla popolazione civile a Falluja, il fosforo, sostanza chimica capace di bruciare corpi o addirittura di scioglierli. Eppure senza il lodevole apporto di Sigfrido Ranucci, autore dell'inchiesta "In nome del petrolio - la verità scomoda", nulla si sarebbe saputo, sebbene il clamore suscitato sia stato minimo sui media nazionali ed internazionali rispetto al più comune dei fatti di sangue. Nessuna immagine di corpi carbonizzati o di urla terrorizzate nella notte dei bombardamenti; troppo facile sarebbe stata l'equazione Aviazione americana=fosforo=terrore=morte. Soltanto un complice silenzio è quel che si è levato, lo stesso che assordò l'opinione pubblica occidentale agli inizi della guerra, quando i civili erano obiettivi di una strategia volta al crollo del regime di Saddam Hussein per mancanza di sostegno interno di fronte alla follia della guerra. Due pesi, due misure. "Vae victis".
Non siamo allora autorizzati ad unire le due parti della verità e a convincerci che la guerra di aggressione americana ha creato di gran lunga più morti e sofferenze di abbia fatto quel che soltanto tendenziosamente può chiamarsi "terrorismo iracheno", e perdipiù per motivazioni assai meno nobili e giustificabili, se non nella , logica del profitto? Cosa penserebbe allora l'opinione pubblica americana "in primis" e occidentale in "secundis", della campagna irachena in quetsa nuova ottica?
Le moderne democrazie plutocratiche debbono infatti pur reggersi sul sostegno popolare, che non può esser bypassato da governi e centri di potere economico, col la sola non marginale differenza rispetto al passato che il "mezzi di persuasione-comunicazione" posson ben manipolarlo senza che nessuna voce controcorrente si alzi. La mobilitazione pubblica negli anni della guerra al Vietnam dimostra come gli interessi siano più forti del dissenso, ma anche che senza dissenso lo son ancor di più.
Nell'epoca dell'iperinformazione, non vi è più informazione, quando c'è è parziale: si è trasformata, in altre parole, in pubblicità.

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